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martedì 15 ottobre 2013

POLIEDRICA: conferenze con Alessandro Barison ed Alessandro Sieni

Dopo essere stati colleghi alla radio, i due Alessandri si cimenteranno in questa nuova esperienza di dibattito pubblico.
Anche tu puoi partecipare alla discussione. Essa prevede due aree tematiche fondamentali per venerdí 18 ottobre:
-LE RELAZIONI BIGOTTE ED IL VALORE DI CHI OSA NEL TESSUTO SOCIALE.
-PERCHÉ NON CONVIENE PIÙ BACIARE I BANCHI E STRAPPARSI I CAPELLI.
Per i tesserati Mana e Csi l'ingresso é consentito ad offerta libera in apposita cassettina.
Per i non tesserati l'ingresso é consentito previo tesseramento al costo di 17 euro.

lunedì 24 giugno 2013

Lezione di AIKIDO con PAOLO SALVADEGO SHIHAN


La partecipazione è aperta a tutti, anche ai principianti. E' necessario munirsi di dogi o di abiti comodi. Il costo della lezione è di 10 euro.
Con l'occasione ricordiamo che le lezioni di aikido continueranno per tutto il mese di luglio, il lunedì dalle 19.30 alle 21; è possibile pagare la quota mensile o la lezione singola.


sabato 1 giugno 2013

KINESIOLOGIA DELL' "INCONSCIO" Presentazione corso con Alessandro Sieni


La Kinesiologia applicata è una tecnica attraverso la quale è possibile determinare in modo preciso e completo lo stato di salute di un organismo. Si basa su un meccanismo di tipo binario ( positivo-negativo 1-0 ) che coinvolge nella sua espressione fisica i muscoli del corpo attraverso un circuito neuromuscolare. La risposta all’imput dato dall’operatore al corpo del soggetto per la ricerca della causa di un determinato problema, parte infatti dal cervello del soggetto stesso che invia un impulso nervoso al muscolo il quale si contrae o decontrae a seconda dell’esito di tale risposta. Questa procedura, essendo basata su un sistema binario, fa della semplicità e immediatezza il suo punto di forza dando la possibilità di ricavare, rispetto al soggetto che si stà esaminando, una quantità di informazioni virtualmente infinita.

Attraverso questa tecnica è possibile stabilire quali siano i principali scompensi organici di un soggetto; si potranno quindi individuare quali organi o apparati disfunzionano nel caso in cui la persona abbia dei sintomi non chiari e se tale disfunzione è di origine psicosomatica ( come somatizzazione di un conflitto emotivo ) oppure è di natura specificamente organica richiedendo quindi un approfondimento specifico attraverso esami medico-clinici particolareggiati che diverranno di pertinenza strettamente medica. La precisione delle informazioni rilevabili attraverso il Test kinesiologico è assimilabile a quella ottenibile con una Tac o una Risonanza Magnetica, con la sostanziale differenza di essere molto più rapido ( pochi secondi ) e privo di effetti collaterali o di alcuna invasività. E' inoltre possibile testare la compatibilità organica del soggetto con gli alimenti (rilevando eventuali intolleranze alimentari ) o con rimedi o sostanze di vario tipo (rimedi omeopatici,preparati fitoterapici, fiori di bach, tinture madri, integratori alimentari, ecc.) permettendo quindi di poter scegliere sempre e comunque il rimedio o l'alimento più adatto alla persona.

Tale caratteristica risulta particolarmente utile nel caso della scelta di alimenti o rimedi per i bambini. Kinesiologia dell’ “ Inconscio “ è un nuovo modo di avvicinarsi a questa tecnica e affonda le sue basi nelle più recenti acquisizioni della Fisica Quantistica. La sua caratteristica principale è rappresentata dal fatto di unire tutte le caratteristiche appena descritte con l'analisi di ambiti sottili,e per l’appunto inconsci della persona. Dà la possibilità,attraverso il contatto con il corpo,di percepire come esso sia animato da una coscienza profonda capace di portarci a comprendere il vero significato del nostro disagio, fisico o emotivo che sia. E questo attraverso un metodo sempre più semplice ed immediato.

Alessandro Sieni nasce a Treviso il 20 Maggio 1967. Dopo aver conseguito il diploma classico inizia un percorso di esperienza ospedaliera nel quale scopre come il contatto con le persone in quell’ambito sia assolutamente privo di ….tatto. Questo lo spingerà a cambiare i propiobbiettivi alla ricerca di un modo diverso di affrontare il tema della salute e dei rapporti umani. Nel 1994 approda all’ “Accademia Nazionale di Scienze Igienistiche Naturali”di Trento dove si diploma in Naturopatia ed Iridologia nel 1998.Da qui comincia poi a sperimentare ed apprendere molte e varie tecniche di tipo olistico tra cui la cromopuntra di Mandel, l’E.F.T.,la Musico Terapia,la Bioenergetica di Lowen e la Kinesiologia Applicata.Oltre a svolgere la sua attività con l’Analisi Bioenergetica di Lowen,organizza seminari sulla Kinesiologia Applicata di 3° livello e sullo sviluppo dell’autocoscienza.

lunedì 8 aprile 2013

Aikishintaiso Stage sabato 20 e domenica 21 aprile 2013



aikishintaiso è la pratica personale che accompagna lo studio dell´aikido. Non è possibile infatti far evolvere il proprio modo di mettersi in relazione con gli altri, lo scopo dell'aikido, senza lavorare su se stessi. La vera libertà proviene dalla presa di coscienza delle proprie appartenenze, culturali, familiari, naturali. Solo l´integrazione cosciente di tali appartenenze permette di arrivare alla percezione profonda della propria identità, all'intuizione del proprio cammino e dovere spirituale. La vera libertà è l'agire in accordo con la coscienza universale, la vera identità è l'aver abbandonato ogni ostacolo all'incontro con l'alterità.
Questo è in estrema sintesi il percorso dell'aikishintaiso. Il mezzo per avanzare è il lavoro con il proprio corpo. Come è tipico nelle arti marziali, si lavora sul corpo per far crescere la coscienza e risvegliare lo spirito.I primi passi del lavoro portano ad una migliore circolazione dell´energia nel corpo, ad una diminuzione delle tensioni muscolari contraddittorie, ad una migliore organizzazione posturale e ad un affinamento delle capacità propriocettive. Col tempo si modifica anche la visione di se stessi e il modo di entrare in relazione con gli altri.
L’aikishintaiso non è un’arte marziale, ma richiede ugualmente costanza e determinazione per essere praticato efficacemente.
Lo stage è aperto a tutti a tutti
, propone degli esercizi in movimento, delle posture immobili, delle forme di meditazione in movimento o immobili, delle nozioni teoriche.Si praticherà dalle ore 9 alle ore 17, sia di sabato che di domenica, con una piccola sosta per il pranzo.Per chi avesse necessità sarà possibile dormire sul tatami in palestra previo preavviso.




E' necessario munirsi di un abito comodo o di un dogi per arti marziali.

il costo sarà di 80 euro.
Info - segreteria: 380 239 8524 - ciaomana@gmail.com

Per iscrizioni potete contattarci od effettuare un bonifico a MANA A.S.D.
IBAN: IT91 U076 0112 1000 0101 1082 656

oppure effettuare una pagamento tramite bollettino come dal seguente fac-simile
IN OGNI CASO INVIARE SUCCESSIVAMENTE UNA MAIL DI AVVENUTO PAGAMENTO A
ciaomana@gmail.com

LE ISCRIZIONI ED I PAGAMENTI DOVRANNO ESSERE EFFETTUATI ENTRO E NON OLTRE GIOVEDI' 18 APRILE 2013

GRAZIE

martedì 12 marzo 2013

ASSOLUTISMI RELATIVI


  • Per quali motivi il relativismo sarebbe un problema?
  • Perché si afferma che a 50 anni uno non può avere solo dubbi?
  • Perché per alcune persone è di così vitale importanza considerare la verità come una ed una sola, fosse anche la verità dell’amore?
  • Quali sono i rischi derivanti da queste affermazioni?
  • Se la verità unica è l’amore, ma noi lo descriviamo attraverso rappresentazioni, possiamo parlare davvero di una sola verità?
  • Quanti riescono ad ammettere che esiste differenza tra verità e rappresentazione?
  • C’è maggior rischio di inciampare nell’arroganza esercitando relativismi od esercitando determinismi?
  • Quand’è che si rischia di farsi garanti dell’imponderabile?
  • Cos’è il relativismo assoluto?
  • Cos’è il determinismo relativo?
  • Quanto sottile è il confine tra questi concetti e l’assolutismo?
Secondo Ugo Fabietti, professore ordinario di Antropologia culturale presso la Facoltà di Scienze della formazione, e presidente della Scuola di dottorato in Scienze umane dell’Università degli Studi di Milano-bicocca.

Se il razzismo classico proponeva una visione di un’umanità “a comparti” gerarchizzati chiamati “razze”, la sua riedizione moderna non fa più riferimento a fattori di tipo biologico ancorché non manchino esempi recenti di tentativi miranti a restaurare un razzismo su basi ideologiche. Il razzismo attuale si alimenta piuttosto di un relativismo culturale estremo. Anziché presentare una visione dell’umanità a comparti gerarchizzati, il nuovo razzismo fa delle culture umane degli universi assolutamente distinti ed incomunicanti (non gli è quindi estraneo il concetto di apartheid e neppure quello di pulizia etnica). Il razzismo moderno è un razzismo culturale, de-biologizzato. Ad esso importa frammentare l’universo umano in tanti isolati per giustificare il rifiuto e l’esclusione; non è interessato ad affermare una gerarchia tra le culture, poiché tale gerarchia è già implicita nell’esclusione che esso opera in virtù del principio della differenza. […]L’antropologia odierna è, nel fondo, relativista, e per essa le culture valgono per quello che sono. Ma questo relativismo non è quello assoluto del neo-razzismo, poiché non implica né separazione né esclusione. L’atteggiamento relativista dell’antropologia coincide piuttosto con quella “sospensione del giudizio” di cui si è detto e che costituisce la premessa di ogni comprensione della differenza culturale. […]è l’uso che è stato fatto dell’antropologia ad aver portato alla legittimazione di un’immagine frammentaria dell’umanità.
Ora se trasportiamo il ragionamento ad una relazione tra individui, possiamo osservare una tendenza generale a rifiutare qualsiasi forma di gerarchia, che può anche essere una forma di comunicazione tra le parti, in virtù di una osannata uguaglianza democratica che ha alimentato l’illusione di una società formata da individui che pretenderebbero di essere gli autocrati di se stessi. Ci troviamo di fronte a delle uguaglianze che isolano, dividono ed escludono. Una società di questo tipo non può esistere come tale. Non può essere coesa. Non è di fatto in grado di operare per il benessere collettivo. Perciò si disgrega. Questo può essere un esempio del rischio presente nel relativismo estremo: l’estrema parcellizzazione sociale.
Se con la frase “a 50 anni uno non può avere solo dubbi”, si intende dire che ad una certa età e maturità bisogna avere le idee chiare almeno su qualcosa, si può anche concordare.

  • Ma chi ha detto che avere solo dubbi significhi non avere le idee chiare? 
  • Chi ha stabilito che i cosiddetti dubbiosi non abbiano una direzione da seguire nella vita?
  • La frase rappresenta un relativismo estremo o la volontà di un determinismo assoluto?
  • Dove troviamo in noi la capacità di sottoporci a quel relativismo sano, di stampo antropologico, di cui parlavamo prima?
  • E’ possibile che le nostre certezze ci facciano rifuggire da questo scomodo “essere studiati”?
Durante le scorse puntate, abbiamo spesso parlato di credenze, verità ed appartenenze che fungono da fissanti per il proprio senso di identità.

  • Se si afferma che l’amore/la verità è una sola, non c’è il rischio di perdere di vista il fatto che le rappresentazione di quella realtà unica sono infinite?
  • Se perdiamo di vista questa molteplicità, se finiamo col negarla, come stiamo agendo, con un relativismo estremo o con un determinismo assoluto?
  • Quanto in profondità può insinuarsi l’arroganza, e per quali ragioni?
Potremmo dire, secondo il nostro punto di vista, che nell’ambito sociale è molto facile confondere delle verità oggettive con delle necessità oggettive. È altresì facile scambiare una percezione del mondo con una necessità oggettiva. Categorizzare le percezioni del mondo sociale è una necessità oggettiva, per chi si serve del determinismo logico come strumento di affermazione della propria identità. In pratica si sottolineano le differenze con gli altri per stigmatizzarli e riuscire ad autocelebrare se stessi. Da qui, che cosa accadrebbe se noi fossimo due veggenti che dicono che la verità è una sola, e quella unica verità dice che gli esseri umani non possono esprimere la verità, ma solo rappresentazioni approssimative della stessa? Potremmo ben dire che un relativismo è estremo quando implica separazione ed esclusione. Ma potremmo dire la stessa cosa del determinismo. Il problema, il male cosiddetto, non è rappresentato dal relativismo o dal determinismo, bensì da tutti quei comportamenti che implicano separazione ed esclusione, siano essi relativisti o deterministi. Rinunciare alla separazione ed all'esclusione è la premessa di ogni comprensione delle differenze culturali.

Dal libro di Giuseppe Faso Lessico del razzismo democratico. Le parole che escludono, ed. Derive Approdi, 2008
Il fondamentalismo esiste, eccome. Le sue caratteristiche fondamentali sono: 
  • la convinzione che esista una verità che deve valere sia nei rapporti verticali (uomo – Dio) che in quelli orizzontali (uomo – società);
  • il tentativo di calare le norme del libro sacro (scritto o presunto) alle forme di azione sociale e politica; 
  • il trasferimento di linguaggi e concetti dal campo religioso al campo politico; 
  • la forza di mobilitazione collettiva, per cui il leader, appellandosi alla verità, richiama una collettività che si ritiene in pericolo, minacciata da un Nemico (esterno o interno), che si tende a far coincidere col Diavolo, il Male ecc. la lotta del Bene contro il Male. Questi quattro punti possiamo vederli in atto, giorno per giorno, ripetuti ossessivamente (e a diversi livelli di rozza banalità), su tutti i giornali. Una forma, non presunta, di fondamentalismo atlantico.

martedì 5 marzo 2013

Aiki Shin Taiso



L'Aiki shin taiso è una disciplina di sviluppo personale fondata sulla presa di coscienza. Ginnastica d'armonizzazione dell'energia, alterna posture, marce, movimenti, meditazioni, creando un linguaggio strutturato che si adatta alle nostre coscienze, sia mentali che corporee.
L'Aiki shin taiso, equilibrando le energie interne ed esterne, permette un buon funzionamento dell'individuo, sul piano fisico, fisiologico e psichico.
Il praticante di aiki shin taiso nel volgere di alcuni mesi constata cambiamenti importanti del proprio corpo che, reso più saldo, sciolto, energico e sensibile, diviene uno strumento di comunicazione attivo, tanto con se stessi che con gli altri, oltre che con la sfera materiale e umana.
Le capacità d'azione, decisionale, di percezione sensoriale e intuitiva, di cogliere emozioni, aumentano considerevolmente mediante la pratica quotidiana.

Domenica 10 Marzo 2013, in via Misurina 1 a Mestrino (PD), presso la sede dell'associazione MANA, il Maestro di Aikido ( 5° dan) ed Aiki Shin Taiso Marco Favretti, terrà un seminario teorico pratico di Aiki Shin Taiso, dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 16:30.
E' necessario munirsi di un abito comodo o di un dogi per arti marziali.


Per i tesserati Mana, Uisp, CSI e Libertas, il costo sarà di 55 Euro, mentre per gli esterni sarà di 90 euro.
Info - segreteria: 380 239 8524 - ciaomana@gmail.com

Per iscrizioni potete contattarci od effettuare un bonifico a MANA A.S.D.
IBAN: IT91 U076 0112 1000 0101 1082 656

ED INVIARE UNA MAIL DI AVVENUTO PAGAMENTO A
ciaomana@gmail.com

LE ISCRIZIONI ED I PAGAMENTI DOVRANNO ESSERE EFFETTUATI ENTRO E NON OLTRE GIOVEDI' 7 MARZO 2013

GRAZIE

mercoledì 27 febbraio 2013

Corso amatoriale di Shiatsu

Martedì 5 Marzo 2013, dalle ore 15:00 alle ore 17:00, inizierà il CORSO AMATORIALE DI SHIATSU. Lo shiatsu proposto all'associazione Mana rivolge particolare attenzione allo sviluppo della sensibilità e dell'ascolto energetico. Nel corso delle 24 ore complessive del corso si esploreranno tecniche di stiramento dei meridiani, tecniche di autoshiatsu, ed alcuni katà di approccio a questa articolatissima pratica. Dal punto di vista teorico si getteranno le basi per la comprensione della Medicina Tradizionale Cinese.

Il corso si svolgerà con cadenza settimanale, tutti i martedì dalle 15:00 alle 17:00, fino al raggiungimento delle 24 ore previste.

Per gli iscritti a Mana il costo sarà di 200 euro, mentre per i non iscritti di 235 euro.

Info e prenotazioni: ciaomana@gmail.com - 380 239 8524


GRAZIE

martedì 26 febbraio 2013

Stage di Aiki shin taiso

Aiki Shin Taiso


L'Aiki shin taiso è una disciplina di sviluppo personale fondata sulla presa di coscienza. Ginnastica d'armonizzazione dell'energia, alterna posture, marce, movimenti, meditazioni, creando un linguaggio strutturato che si adatta alle nostre coscienze, sia mentali che corporee.
L'Aiki shin taiso, equilibrando le energie interne ed esterne, permette un buon funzionamento dell'individuo, sul piano fisico, fisiologico e psichico.
Il praticante di aiki shin taiso nel volgere di alcuni mesi constata cambiamenti importanti del proprio corpo che, reso più saldo, sciolto, energico e sensibile, diviene uno strumento di comunicazione attivo, tanto con se stessi che con gli altri, oltre che con la sfera materiale e umana.
Le capacità d'azione, decisionale, di percezione sensoriale e intuitiva, di cogliere emozioni, aumentano considerevolmente mediante la pratica quotidiana.

Domenica 10 Marzo 2013, in via Misurina 1 a Mestrino (PD), presso la sede dell'associazione MANA, il Maestro di Aikido ( 5° dan) ed Aiki Shin Taiso Marco Favretti, terrà un seminario teorico pratico di Aiki Shin Taiso, dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 16:30.
E' necessario munirsi di un abito comodo o di un dogi per arti marziali.


Per i tesserati Mana, Uisp, CSI e Libertas, il costo sarà di 55 Euro, mentre per gli esterni sarà di 90 euro.
Info - segreteria: 380 239 8524 - ciaomana@gmail.com

Per iscrizioni potete contattarci od effettuare un bonifico a MANA A.S.D.
IBAN: IT91 U076 0112 1000 0101 1082 656

ED INVIARE UNA MAIL DI AVVENUTO PAGAMENTO A
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LE ISCRIZIONI ED I PAGAMENTI DOVRANNO ESSERE EFFETTUATI ENTRO E NON OLTRE GIOVEDI' 7 MARZO 2013

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mercoledì 6 febbraio 2013

La scarsità come condizionamento sociale

  Miseria e frustrazione sono matrici capaci di creare, mantenere, espandere e replicare emozioni in grado di sconnettere l'individuo dal suo io più profondo e dalla fonte di energia spirituale, lasciandolo in PREDA agli stimoli esterni.
Più o meno aprivo così il capitolo “La decadenza sistemica” del libro “Il nuovo spirito dell'attivista”. 


  • Che cosa significa quando un individuo è in preda agli stimoli esterni?
  • Come si diventa preda di uno stimolo esterno?   
  • Come fa uno stimolo esterno a diventare predatore?   Cosa si mangia quel predatore?
  • Chi o cosa è capace di concepire un predatore feroce al punto da rappresentare validamente la violenza, di chi sceglie di finire fra i suoi denti pur di non riconoscersi allo specchio?
  • Chi riesce ad ipotizzare che essere preda sia una scelta inconscia, una strategia sottile, per darsi il permesso di negare l'esistenza dei propri denti aguzzi, artigli affilati, e desiderio di cannibalismo?
  • Chi è capace di accorgersi che le prede nascondono certe realtà dentro sé, perché è esattamente là che esse stesse non andrebbero mai a cercare?
  • Chi è capace di guardare a ciò che ormai è considerato come comportamento quotidiano, popolare, condiviso dalla società, come ad una delle più contorte perversioni che si siano mai viste sulla faccia del pianeta?
  • Chi è capace di cominciare a vigilare su se stesso e continuare a farlo giorno dopo giorno, senza cedere ai quotidiani tentativi del circostante, di convincerci che in fondo “mal comune mezzo gaudio”, che siccome “così fan tutti”, che “dal momento che l'economia è legge”, sia maturo diventare parte integrante ed integrata di questa perversione?
  • Chi è capace di rispondere quotidianamente a questa perversione istituita a legge, senza sviluppare delle nevrosi in grado di sabotare la genuinità del suo relazionarsi con il prossimo, e senza sviluppare delle ideologie o contrazioni dello spirito che lo spingono a semplificare i rapporti in due macrocategorie: o amico o nemico?

Magari un giorno ne fosse capace l'uomo comune, il cittadino! Magari ci fosse una società intera di cittadini in grado di rispondere in modo veritiero a queste domande! Magari la società fosse capace di guardarsi allo specchio! Magari ci fosse una civiltà in grado di comprendere profondamente il valore spirituale della RELAZIONE, della DIVERSITA', del RAPPORTO CON L' ALTERITA' cioè con ciò che è diverso da sé! Magari si comprendesse fino in fondo come tutto ciò sia INTRINSECAMENTE LEGATO con la crescita personale! Solo allora, probabilmente, si potrebbe parlare con ragione di CIVILTA'!

Ma in una società che è intrinsecamente BARBARA, dove gli stessi PROMOTERS della crescita personale devono scegliere se dare la priorità al valore più profondo della relazione, o a quello della parcella che dà loro la pagnotta, in una società dove per sopravvivere si è obbligati a scegliere la seconda opzione, e la parola scelta è solo il suono che maschera il condizionamento beh…per i PROFESSIONISTI DELLA CRESCITA PERSONALE è d’obbligo essere profondamente consapevoli dei condizionamenti ai quali non hanno il potere di sottrarsi, ed anche di dichiararli al cliente. E’ una questione di qualità.
Il condizionamento dal quale nessuno può sottrarsi è la scarsità. Quindi chi si occupa di crescita personale DEVE fare i conti con miseria, frustrazione e scarsità. Pensare di lasciarsele alle spalle, e continuare ad aiutare gli altri, è una mera illusione, perché chi ha bisogno d’aiuto vive queste condizioni, e chi aiuta veramente deve comprendere prima il punto di vista di chi è bisognoso d’aiuto, e poi offrirne uno nuovo, non viceversa. La comprensione di un punto di vista non può essere solo una questione concettuale e di linguaggio verbale, necessita di compassione. Non parliamo della compassione che compatisce, ma della compassione di chi è capace di immedesimarsi nelle emozioni dell’altro. C’è differenza tra compassione e buonismo. La prima onora la relazione, il secondo la parcella.


Nella cosiddetta relazione d’aiuto inoltre: 

  • dov’è il confine tra aiutante ed aiutato? 
  • Se quel confine c’è, chi o cosa lo traccia? 
  • A quale scopo?
  • Quello scopo da cosa è legittimato?  

Molte persone fanno i terapisti e cercano nei clienti i blocchi energetici che li frustrano e li rendono dominati da qualcosa o qualcuno: un trauma, una situazione irrisolta, un problema non elaborato bene. La negazione di una ferita, di un dolore, o della superficialità con cui perpetriamo atteggiamenti dannosi per il prossimo, perché ci danno da mangiare, da sopravvivere; è un’autolimitazione talmente funzionale che neanche un PROFESSIONISTA DELLA CRESCITA PERSONALE riesce ad individuala dentro sé. Spesso non riesce a trovarla proprio perché si considera così: PROFESSIONISTA.  


  • Se per essere PROFESSIONALI siamo costretti a delle negazioni, chi o cosa ci manipola? 
  • Di chi o cosa siamo schiavi?
  • Se per fare i PROFESSIONISTI DELLA CRESCITA PERSONALE ci costringiamo a negazioni su noi stessi e sul nostro comportamento, chi o cosa ci spaventa al punto da farci fingere che non esista?  


Ognuno può tentare di dare le sue risposte, io provo a proporne un poche: Quando un individuo è preda degli stimoli esterni significa che ha paura di sé stesso, che non riesce a riconoscersi per come effettivamente è. La distorsione esistente fra come egli è realmente e come si percepisce è talmente alta da renderlo dipendente da persone, eventi, situazioni, cose e prodotti che possono continuamente riconfermare quell’immagine che la persona ha e vuole avere di sé stessa. Quell’immagine è in perenne evanescenza, instabile, insicura, perché fittizia, un vero e proprio ologramma dello spirito nato dalla rinuncia all’esplorazione del proprio centro, dalla dimenticanza della propria forza interiore. Figuriamoci se in una condizione simile l’individuo può riuscire a vedere nell’alterità un’occasione di rinnovo e trasformazione dell’identità. 
Se gli stimoli esterni sono perenni, violenti, e tolgono lo spazio per il silenzio, la calma, la pace, la tranquillità, la lentezza, se spezzano le idee in pensierini talmente frammentati e superficiali da non saper scalfire neanche le apparenze del fondo tinta di Emilio Fede, allora quegli stimoli diventano predatori del nostro senso della vita. Se quegli stimoli esterni ci frammentano il pensare al punto da toglierci la capacità di essere consapevoli di come la scarsità ci sta rendendo TUTTI degli esasperati all’inseguimento del denaro (tanto o poco non fa differenza), allora la nostra anima è già tra i denti del predatore e, le nostre PROFESSIONALITA’, sono gli alibi irrinunciabili di chi ha bisogno di negare il proprio spirito, per poter reggere di fronte alle proprie azioni quotidiane. Se potessimo osservare le azioni che facciamo tutti i giorni, con la consapevolezza olistica del nostro spirito, ci vergogneremmo di noi stessi. D’altro canto, se decidessimo in favore di un rovesciamento di tendenza, ci renderemmo immediatamente conto dei giganti ostili, dei quali le dimensioni ci farebbero perdere la fiducia che sia possibile cambiare il mondo, nonostante la loro presenza. Così, bloccati tra la vergogna e la paura, ricacciamo il nostro spirito nel nostro oblio interiore e tiriamo avanti, raccontandoci le scuse più disparate, ma la verità è che nella sfiducia di poter contribuire ad un cambiamento collettivo, abbiamo rinunciato a rinascere dalle  nostre ceneri. Dovremmo recuperare il coraggio di lasciare che la consapevolezza più profonda che abbiamo incenerisca le false immagini di noi stessi, ed è interessante che, solitamente, tale possibilità sia facilitata dalla relazione, e da un sano atteggiamento nei confronti della stessa.  


Tutti i confini che vengono tracciati tra amico e nemico, tra preda e predatore, tra cittadini e governanti, tra bene e male, tra buoni e cattivi, tra cultura e barbarie, tra democrazia e dittatura, tra terapista e cliente, sono confini funzionali a trasformare spiritualità e relazione nell’ennesimo stimolo esterno, ennesimo surrogato, ennesimo prodotto. Questo ricatto dell’era del mercato, della vetrina e della mercificazione non aiuta a comprendere che tutti questi estremi sono lati di un’unica medaglia, sintomi di un’unica malattia collettiva della quale siamo tutti inconsapevoli agenti, e quella malattia si chiama ASSENZA DI SPAZIO, ovvero VIOLENZA.
Nel disperato tentativo di promuovere ciò che personalmente riteniamo sia BENE, e di difenderlo da ciò che personalmente riteniamo MALE, togliamo spazio ai conflitti tra le diversità, che in questo modo non riescono ad esprimere pienamente la propria visione del mondo e, come conseguenza, non possono neanche offrirci la possibilità di integrarla. Siamo stati tutti educati ad identificarci nei nostri sistemi di valori, e ci sentiamo legittimati a chiudere gli altri in anguste scatolette ed etichette ogni qualvolta riteniamo che difendere quei valori sia BENE. Il nostro senso d’identità è costruito in modo talmente superficiale che non ci accorgiamo di difendere quei valori perché ci sembrerebbe di morire perdendoli. Tutte le nostre fedi, le nostre visioni del sovrasensibile, i nostri veggenti ed illuminati, tutte le lauree, i corsi e gli attestati, non servono però ad evitare gli esiti scontati di questo malcostume, che rappresenta degnamente il valore dell’occidente, lo zeitgeist, la tendenza: mancanza di spazio per il conflitto creatore, incapacità di relazionarsi serenamente con l’alterità, difesa di surrogati d’identità e difesa del territorio, scarsa presenza del proprio spirito. In una parola: macrostress.