Molte volte si usa la parola pensavo per giustificarsi di qualcosa. Spesso lo faccio pure io, non è una regola ma capita. In molte circostanze in cui me lo sento dire da altri, ultimamente, mi ricordo le parole pronunciate in circostanze simili da una Donna meravigliosa che conosco:
"anche a me piacerebbe che il mondo andasse come penso io, invece devo fare fatica per interfacciarmi col pensiero ed i modi di fare degli altri".
Ci sono persone con le quali non dobbiamo dire molte cose per trovare un'armonia operativa, altre che necessitano di molte spiegazioni e garanzie. C'è una terza categoria più particolare, dove a parole sembra che vada tutto bene, che sia tutto a posto, tutto chiaro, tutto compreso ed assodato, ma quando vanno ad agire ci accorgiamo che i gesti che compiono non si accordano alle discussioni fatte, bensì ad una "logica" molto personalizzata. Ci ritroviamo quindi a mettere i puntini sulle i, a piantare paletti, a spiegare l'importanza di certe figure e certi ruoli ed alla necessità di rispettarli per operare serenamente ed efficacemente. Il risultato con questi personaggi è la concretizzazione di nuovi equivoci. Ogni spiegazione serve solo a legittimare mancanze che ci saranno o giustificare omissioni già avvenute. Personalmente, da un certo punto in poi, lascio queste persone pensare a quello che fa loro comodo pensare, e me ne frego delle accuse di cui mi faranno oggetto, a causa del mio "liberarmi". Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
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