La nostra mente è davvero abile a trovare modi nuovi di giustificare le cazzate di sempre. La miseria si veste da missionario, e con parole dolci, suadenti e carismatiche, ci sussurra all'orecchio di continuare a coltivare la nostra contorta apologia del dolore. Non sappiamo ammettere di essere stati condizionati a pensare che
SE NON FA MALE NON É VERO, NON CONTA, NON É NÉ REALE NÉ VALIDO.
Difficile ammettere di ricercare la sofferenza perchè non sappiamo sentirci vivi diversamente. Difficile arrivare al bivio minuto dopo minuto, e voltare verso dove non si conosce. Più facile procedere nella stessa direzione di ieri, scrivendo il nome di una città mai visitata, sul cartello stradale che indica la via del noto, del trito e ritrito. Chilometri e chilometri percorsi, e non riuscire a guardarsi allo specchio.
E mi ritrovo compassionevole...prima verso la moltitudine smarrita entro le proprie certezze, e poi verso me stesso...concedendomi l'ignoto ogni giorno...è li che riesco ad incontrarmi. Mettere un tappo alla paura coi determinismi, e reprimere il relativismo, significa non volerla affrontare. Le nostre rappresentazioni mentali dell'amore non sono l'amore stesso. E se non sappiamo lasciare andare una rappresentazione dell'amore, di fronte ad una relazione, continuiamo a confondere l'amore con la paura ed il dolore. Poichè paura e dolore saranno travestite d'amore, continueremo a coltivarli, a difenderli, ad alimentarli. É in questo modo che quotidianamente nobilitiamo scioccamente il nostro allontanare l'amore da noi, il nostro fuggirlo. Al bivio prendiamo la via del dolore e della paura, ma prima di incamminarci cambiamo la scritta sul cartello. Scriviamo Amore con la A maiuscola, e quando riusciamo a credere al nostro stesso inganno, allora riusciamo a correre entusiasti verso il disastro. Che spettacolo la complessità umana.
sabato 2 marzo 2013
Amore, paura e dolore?
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